la roccia
In breve... dalle parrocchie
Parrocchia S. Alfonso - Acerra
FINO AGLI ESTREMI CONFINI…
Il coraggio di testimoniare
di Enza Crispo
29 novembre 2008: noi giovani adolescenti della Parrocchia S. Alfonso de’ Liguori siamo stati ospiti della Parrocchia S. Pietro, insieme agli altri giovani della Diocesi. Qui ci hanno accolto il Parroco, l’equipe di Pastorale Giovanile ed il Vescovo, che ci ha dato la motivazione del nostro “stare insieme”.
Si è aperto il III anno dell’Agorà dei Giovani Italiani: quest’anno ha come scopo principale di arrivare fino agli estremi confini del mondo grazie al coraggio di testimoniare il Vangelo. L’esempio che ci viene offerto è la figura di san Paolo, persecutore dei cristiani che, dopo aver ascoltato la voce del Risorto, è oggi conosciuto come il più grande testimone del Vangelo, poiché è riuscito a superare le sue paure, recandosi in zone dove la persecuzione era molto alta.
Molte sue affermazioni testimoniano come egli sia divenuto un tralcio inseparabile della vite del Signore e come la gioia della Resurrezione sia stata per lui un “big-bang” che ha dato inizio alla sua vita cristiana, tanto che arrivò a predicare dicendo che “non si vergognava e non si vantava del Vangelo, anzi guai a lui se lo avesse fatto”.
Sono alcuni “stralci” della meditazione del Vescovo Mons. Giovanni Rinaldi e di don Luca Russo, che ci hanno accompagnati durante quel sabato sera.
Per me quell’incontro doveva essere solo un passatempo, ma invece è stato tutt’altro. Infatti quest’esperienza è riuscita a donarmi veramente tanto ed anche se il fatto di andarci era nato come un passatempo – un rimedio contro le solite scocciature del sabato sera – quella serata ha rafforzato la mia vita spirituale.
Mi auguro che anche dentro di me la gioia della Resurrezione possa essere così forte da poter riuscire un giorno ad affermare realmente le stesse parole di san Paolo nella lettera ai Romani
(8,38): “Io sono infatti persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né presente, né avvenire, né potenze, né altezze, né profondità, né alcun altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio in Cristo Gesù, nostro Signore” (un’affermazione bellissima e dalle solide fondamenta che dovrebbe veramente convertire il cuore di ognuno di noi).
Inoltre che non mi limiti a guardare solo l’apparenza, come diceva Giovanni Paolo II: “Oggi si guarda il fenomeno e non le fondamenta”, ma bensì a scavare per trovare le fondamenta, ricordando sempre che Gesù va dagli emarginati della società, poiché questi non strumentalizzano anche Dio.
Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di quest’incontro e spero che questi momenti possano ripetersi con più frequenza e più partecipazione da parte di noi giovani.
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Messaggi di Speranza
di Anna Russo
“UN’AZIONE FIORIRÀ … MESSAGGERI DI SPERANZA” è stato il tema guida della Novena al Santo Natale 2008 che ha aiutato la nostra Parrocchia a vivere ancora più intensamente ed in una dimensione comunitaria gli ultimi giorni dell’Avvento.
La Novena è pensata principalmente come momento di preghiera per i bambini, infatti sia lo schema seguito, sia il linguaggio e le metodologie usati hanno come immediati destinatari i bambini, ma in fondo il linguaggio semplice lo utilizzava anche il Maestro per eccellenza verso ogni persona indistintamente. Questi momenti hanno visto partecipi non solo i bambini del catechismo, ma anche genitori, soprattutto mamme e qualche “coraggioso” papà, pre-adolescenti e, sebbene in numero molto esiguo, adolescenti e giovani. Se dovessimo fare una classifica basata sul criterio della fedeltà, sicuramente i bambini con le loro mamme sono in vetta, a seguire con non molto distacco i pre-adolescenti, soprattutto tra i 10 e gli 11 anni, che settimanalmente seguono un cammino di dopo-comunione, ahimè in fondo alla classifica ritroviamo la fascia adolescenti e giovani, ma chiudo con una nota tutta positiva col dire che i presenti, sebbene pochi, hanno vissuto un momento comunitario bello, da non dimenticare. Un grande ringraziamento va alla fantasia e alla disponibilità delle responsabili: suor Marilena, suor Vincenza, catechiste e aiuto-catechiste.
Ad ogni appuntamento pomeridiano della Novena non mancavano i canti, il dialogo con i bambini circa la fedeltà all’impegno preso ed una storia, raccontata in chiave molto coinvolgente ed interattiva dalle catechiste, da cui trarre un nuovo insegnamento, ovvero una buona azione che i bambini dovevano impegnarsi a vivere concretamente in famiglia o a scuola, per poi condividere l’esperienza vissuta il giorno successivo con tutti gli altri e così piantare un fiore nel nostro “campo-vaso”, che solo grazie alle azioni dei bambini poteva fiorire.
La chiesa è stata la casa della nostra preghiera dal 16 al 22 dicembre, mentre il 23 abbiamo percorso insieme le strade del Quartiere Gescal, segno del cammino incontro a Gesù che nasce nella nostra realtà quotidiana ogni volta che diciamo il nostro piccolo “Eccomi” per accoglierlo.
Durante il cammino la speranza viva nel nostro cuore si è resa visibile nel segno di una lanterna, molto particolare: un semplice barattolo di vetro, una candela e un fil di ferro con funzioni di impugnatura, è divenuto sede della natività, costituita da piccoli personaggi di carta colorati dai bambini. Naturalmente ci sono stati anche alcuni piccoli artisti che ne hanno usata di fantasia, fino a farla diventare un capolavoro.
Ad accompagnare il nostro cammino è stato il racconto tra parole e musica di quella notte a Betlemme, a cui si sono unite anche le nostre voci sulle note di “Tu scendi dalle stelle”. Una volta giunti alla piccola capanna allestita al “Parco Rosa” il presepe vivente, che ha visto protagonisti i bambini e che ha guidato il piccolo “pellegrinaggio”, si è fermato e tutti insieme abbiamo pregato e cantato.
Il canto, la bellezza, l'amore e la vita
Concerto di Natale
di Suor Marilena
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà” (Lc 2,13-14).
Benedetto XVI, nell’omelia pronunciata durante la Messa di mezzanotte per la Solennità del Natale del Signore, ha affermato: “San Luca ci racconta che i pastori, avvolti dalla nube santa, ascoltano il canto di lode degli angeli. Nei Padri della Chiesa si può trovare un commento sorprendente circa il canto con cui gli angeli salutano il Redentore. Fino a quel momento – dicono i Padri – gli angeli avevano conosciuto Dio nella grandezza dell’universo, nella logica e nella bellezza del cosmo che provengono da Lui e Lo rispecchiano. Avevano accolto, per così dire, il muto canto di lode della creazione e l’avevano trasformato in musica del cielo”.
Nella Parrocchia S. Alfonso è stato possibile vivere un assaggio di questa “musica celestiale”.
Non era una schiera di angeli, ma un grande coro di fanciulli, giovani ed adulti che con la loro voce hanno reso lode al Bambino Gesù.
Un susseguirsi di canti della tradizione natalizia ha scandito la serata. In apertura abbiamo accolto la luce che è Gesù Salvatore con la semplicità e la gioia dei pastori sulle note della Pastorale per due violini ed organo di Arcangelo Corelli, poi nel canto “Venite fedeli” la luce brilla in una grotta … la notte risplende tutto il mondo attende.
Non è mancato l’omaggio a S. Alfonso M. de’ Liguori che con la sua poesia e musica ha cantato la gioia dell’universo per la nascita di Gesù e l’adorazione dei pastori con la dolce melodia di “Quanno nascette ninno”.
Insieme a loro, anche Maria con il canto “Fermarono i cieli” sussurra la sua dolce ninna nanna a Gesù.
La carrellata di questi classici natalizi è proseguita con “Tu scendi dalle stelle”, “Astro del ciel” e “Gloria in excelsis Deo”.
L’armonia creata dall’unione della varietà di suoni - dai violini all’oboe, dal triangolo al pianoforte, dalle maracas al bongo, dalle nacchere al tamburello - proprio come un’orchestra, ha dato voce a delle melodie che hanno coinvolto il pubblico presente in Parrocchia. Alcune suggestive coreografie hanno dato inoltre senso alla serata.
Ma chi era l’artefice di questo capolavoro? Giovanni Varriale, che dal mese di maggio vive nella realtà della nostra grande famiglia di S. Alfonso, con la sua maestria ha dato vita ad una meravigliosa sinfonia divina.
Armonia, suono, poesia, voce, parola, fede per esprimere la gloria al Bambino Gesù, il Salvatore nato per noi OGGI!!!
La lode espressa nel canto non è stata altro che Bellezza, la Bellezza non è altro che Amore, l’Amore non è altro che Vita.
“Se questa Bellezza ti manca allora tu non vivi, hai solo l’apparenza della vita ma non vivi dentro di te” (S. Agostino).
Allora smettila di “apparire” vivo, ma fissa lo sguardo su Gesù, Figlio di Dio e figlio dell’uomo, e diventa “Bello” nell’amore, perché l’Amore è l’unica melodia che ogni creatura comprende.
Parrocchia S. Alfonso - Crisci
Lezioni di vita
IL PRESEPIO VIVENTE DI COSTA (ARIENZO)
Nobile lezione di vita sociale
di Antonio Crisci
CRISCI 10 gennaio 2009. Il presepio nasceva, nel XIII secolo, per opera del Poverello D'Assisi, che lo realizzava a Greccio nel 1223. Esso si diffuse negli anni avvenire, subendo non pochi mutamenti, a secondo della religiosità e creatività popolare. E' stato, comunque, in ogni tempo, espressione di fede e di arte insieme. Quello napoletano si è sempre distinto per l'estrosità e ricchezza dei personaggi, ove, non di rado, l'ironia faceva da cerniera con la sacralità.
La comunità parrocchiale "Sant'Alfonso M. de’ Liguori a Crisci di Arienzo, sulle orme di Francesco a conclusione delle festività natalizie, il 6 gennaio c.a. ha organizzato la III edizione del Presepe
Vivente. Esso è stato il culmine di un nutrito programma religioso e di manifestazioni varie, che hanno visto protagonisti il neo amministratore parrocchiale, Don Rosario Antignano e la comunità tutta. Una ventata ventata di idee nuove, nello spirito evangelico, ha coinvolto la collettività, la quale ha saputo ben rispondere, ponendosi all'attenzione delle limitrofe realtà. I fedeli attendono la nomina di don Rosario a parroco.
I villaggi di Nazareth e quello di Betlemme, ove duemilaotto anni or sono veniva alla luce il Redentore, hanno trovato la loro simbolica rappresentazione alta frazione Costa di Arienzo,
piccolo centro, facente parte della parrocchia.
Il Presepio vivente svoltosi quest’anno è stato una riproduzione scenica della Natività arricchita dalle quotidiane remote attività, in un paesaggio che quasi riproduceva quello della nascita di Gesù. Esso si è svolto, nelle prime ore di una fredda serata, con il cielo velato da sparse nuvole, dalle quali facevano capolino le stelle e la luna. Tutto contribuiva a far ricordare quella meravigliosa e tenera canzone del protettore della Parrocchia, Alfonso M. de' Liguori: "Tu scendi dalle stelle".
Come in un ampia galleria, a cielo aperto ed illuminata dalle torce, il presepio vivente presentava figure, avvenimenti e mestieri; offriva modelli di vita ed affiati religiosi.
In un fermento delle quotidiane attività, di un tempo, erano intenti diversi personaggi: a lavare sui lavatoi in pietra la biancheria ed a sciorinarla un poco dappertutto; ad attingere acqua dalla cisterna; ad impastare ed infornare il pane, nei fumanti forni; a preparare qualche boccone nelle annerite "caurare", poste su fiammanti "trept' ".
L'attenzione, soprattutto quella dei bambini e dei giovani, era attratta dalla molteplicità festosa e creativa delle arti e dei mestieri: dal tintinnio di roventi ferri, sotto i modellati colpi; dallo stridio della sega; dalle donne al telaio o a cardare la lana; dalla spoglia macelleria; dal ciabattino alle prese con la "suglia" ( una specie di grosso ago con manico). Mestieri d'altri tempi che i nostri padri, in povertà, seppero onorare.
Fuori da quel movimentato ambiente, con lo sfondo molto significativo delle vestigia della romana villa Cocceo e degli inerpicati ulivi, trovava posto la Capanna. Essa era posizionata su di un naturale poggio, da dove lo sguardo dominava la sottostante valle di Suessola, che appariva dormisse con le luci accese: gli occhi non riuscivano a scrutare le movimentate strade; gli orecchi ad ascoltare la frastornata vita quotidiana. Il contrasto era stridente fra l'indifferenza del mondo,
occupato negli affari e la nascita del Cristo. La Stalla era veramente lontana! Nel volto dei figuranti, tutti in costumi d'epoca, attenti a svolgere con diligenza il ruolo assegnato, si leggeva l'espressione della gratitudine, quasi dicessero ad ognuno, grazie per la tua presenza. La diffusione di una suggestiva musica natalizia accompagnava i passi dei visitatori; mentre i profumi delle fritture e dei forni, sparsi nell'aria, stuzzicavano il palato, che era assecondato con più di un assaggio.
Oggi, in questo particolare momento di crisi dei valori, accompagnata da quella economica, quanto voltosi vuole essere una iniezione di fiducia e di incoraggiamento, quasi un messaggio, per irrobustire la fede e non perdere la speranza. Certamente i problemi sono tanti e piuttosto seri: le famiglie sono sempre più disorientate; i giovani sempre più smarriti, in cerca di un avvenire. Tutti avremmo bisogno di fermarci, per leggere l'annunzio che viene dal presepio. Ognuno, non importa se impegnato in politica o in altre attività, dovrebbe svolgere il suo ruolo come servizio.
La comunità parrocchiale di Crisci può sentirsi orgogliosa del lavoro svolto. Ha mostrato, ancora una volta, nella semplicità, il suo volto. Ha saputo, tra le avanzanti tenebre, con convinzione e gioia, manifestare il suo Credo. Ha mostrato il suo habitat e, senza nostalgia alcuna, le cose belle e buone del passato: nobile lezione di degna vita sociale.
Parrocchia M. SS. Annunziata - Acerra
Attraverso la prova, la gioia!
L’esperienza di fede del “Presepe vivente”
di Raffaele Di Palma
Sabato 3 e domenica 4 gennaio 2009 la Parrocchia M. SS. Annunziata ha presentato la XII edizione del “Presepe vivente” che ha avuto come luogo di svolgimento tre antichi portoni di via Roma, in pieno centro storico; molti pensano che di simili iniziative ormai ce ne siano fin troppe in giro e che in molti casi non è certo l’aspetto religioso quello che emerge, è pur vero che spesso i visitatori badano solo al risultato, insomma, alla resa estetica senza farsi troppe domande, senza chiedersi: ma cosa c’è dietro? . . . All’Annunziata c’è un gruppo di “pazzi” che, ogni anno, affronta il freddo, la pioggia e la fatica per far rivivere l’incanto di quella notte santa che donò al mondo il Salvatore.
Pochi sanno che lavorare nel “cantiere del Presepe” significa vivere un’autentica esperienza di condivisione, gratuità e fraternità, nella quale si chiede continuamente al Bambino Gesù la fede e la forza per andare avanti poiché le difficoltà non mancano e, senza una motivazione forte, è inevitabile mollare. Gli ultimi giorni, soprattutto, richiedono una disponibilità totale, non ci sono orari, però sta in quell’attività febbrile la vera bellezza e il grande tesoro di questa manifestazione.
Quest’ultima edizione, particolarmente messa alla prova dalla pioggia il sabato e dal gelo domenica, rimarrà incancellabile nel ricordo di tutti noi: sabato abbiamo lavorato malgrado le avverse condizioni climatiche e il presepe si è svolto sotto la pioggia che però non ha fermato centinaia di visitatori per tutta la serata.
Il “Corteo dei Pastori” è stata la prova più difficile ma non ci siamo tirati indietro: abbiamo accettato anche “sorella pioggia” e, come la notte porta all’aurora, così questo momento di buio, ha preparato lo stupore di domenica. Malgrado il freddo e il gelo, il presepe, domenica, è stata una festa ed ha attirato tutti a sé: una fila interminabile e ordinata di persone ha allietato via Roma per tutta la durata del “Presepe popolare”, altrettanto calorosa è stata la partecipazione per il “Corteo dei Pastori” che ha illuminato, con le sue fiaccole, alcune delle principali strade del centro e cosa dire della “Sacra Rappresentazione del natale di Gesù”? Davvero un incanto!
Il raccoglimento del Seminario diocesano, la presenza, accanto al parroco don Mimì Cirillo, del vescovo S. E. Mons. Giovanni Rinaldi e di tanti fedeli, l’impegno commovente dei figuranti per regalare un’emozione e riscaldare i cuori di tutti sono il segno che non abbiamo sprecato il nostro tempo e che tutta quella fatica ha un senso: è cosa gradita a Dio! E, guardando quella capanna luminosa, il bambino stretto tra le braccia di Maria e protetto da Giuseppe e poi gli sguardi rapiti, commossi, raggianti dei presenti una speranza si accende . . . Betlemme non è poi così lontana se il mio cuore e quello di tanti uomini e donne di buona volontà diventano casa, stalla o mangiatoia per accogliere Gesù!
“Pellegrini sulle orme di San Paolo”
Primo Rito Comunitario
Domenica 21 dicembre la parrocchia M. SS. Annunziata ha vissuto il primo ritiro comunitario di quest’anno pastorale e, come punto di partenza, il parroco e i suoi collaboratori, hanno scelto l’esperienza del pellegrinaggio.
Ci troviamo, infatti, in uno speciale anno giubilare (dal 28 giugno ’08 al 29 giugno ’09) in occasione del bimillenario della nascita di San Paolo, collocata storicamente tra il 7 ed il 10 d. C. e, seguendo l’invito di Benedetto XVI, la comunità si è recata a Roma, nei luoghi legati alla memoria del santo apostolo.
Due sono stati i luoghi scelti per vivere questa giornata: la Basilica di San Paolo fuori le Mura e l’Abbazia delle Tre Fontane.
Il primo gesto penitenziale del pellegrinaggio è stato mettersi in viaggio alle 5.30 del mattino, incuranti del sonno, del freddo e del buio e, giunti a Roma, la prima tappa è stata proprio il luogo dove il corpo del santo riposa.
A San Paolo fuori le Mura, la basilica papale che accoglie le spoglie dell’apostolo delle genti e dove da tanti secoli migliaia di cristiani giungono per onorarne la memoria, abbiamo attraversato la “Porta paolina” e pregato devotamente sulla tomba di San Paolo. Successivamente ci siamo spostati in un luogo che, grazie alla ricorrenza paolina, in molti stanno scoprendo ed apprezzando, l’Abbazia delle Tre Fontane.
Secondo gli storici, Paolo nel 67 d. C. durante le ultime persecuzioni di Nerone venne imprigionato come cristiano e subì, in quanto cittadino romano, il martirio per decapitazione alle Acque Salvie, sulla Via Laurentina. La tradizione vuole che, dove cadde la sua testa, siano sgorgate miracolosamente tre fonti; per questo ancora oggi il luogo è detto delle Tre Fontane.
Il complesso abbaziale conserva un fascino antico e ci ha permesso di calarci in un’atmosfera di raccoglimento e contemplazione: celebrare poi l’eucarestia nella chiesa del Martirio di San Paolo ( una delle tre dell’Abbazia) è stato uno dei momenti più emozionanti della giornata.
Ricco di significati e spunti di meditazione è stato anche l’incontro con Padre Angelo, l’abate della comunità Trappista che è custode del complesso.
Dopo questa intensa mattinata, ci siamo spostati al Santuario della Madonna del Divino Amore e a metà pomeriggio abbiamo intrapreso il viaggio di ritorno.
Papa Benedetto nell’annunciare quest’anno paolino ha scritto: <<Come agli inizi, anche oggi Cristo ha bisogno di apostoli pronti a sacrificare se stessi . . . Ha bisogno di testimoni e di martiri come San Paolo. Quanto attuale è oggi il suo esempio!>>.
La figura di San Paolo merita di essere approfondita! Il suo grande carisma, la sua vocazione, il suo spendersi senza riserve nell’annuncio di Cristo, i suoi scritti parlano al nostro cuore e sono la prova di come si possa amare fino al dono totale di sé.
Saulo di Tarso, questo il vero nome di San Paolo, fu accecato da Gesù sulla via di Damasco (Atti 9,1-9) ma, dopo quel buio, la sua vita divenne una scia di luce che ancora oggi, se vogliamo, se cerchiamo di seguire il suo modello, se decidiamo di approfondire la nostra fede, può guarire la nostra cecità e aprirci gli occhi sulla Verità di Dio e dell’umanità.
Parrocchia M. SS. del Suffragio - Acerra
Dal Gesù “di Betlemme” al Gesù “di Damasco”
Che Fatica!
Presepe Vivente 27/28 dicembre 2008
di Giuseppe e Angela Nuzzo
Che fatica! Elabora il progetto lungo un percorso logico-teologico, traducilo in un progetto scenico, passa alla realizzazione, trova i personaggi, chiedi le autorizzazioni e poi … confrontati con gli altri: “forse è meglio così”, “ma se facciamo …”, “io non condivido”…
La fatica delle relazioni diventa certamente superiore alla fatica fisica, ma non possiamo sottrarci. Un’esperienza come quella di organizzare e realizzare un presepe vivente può essere una vera e propria “palestra” in cui sperimentare uno spaccato di vita quotidiana: la fatica del vivere insieme e la nostra capacità di ascoltare o vedere “l’altro”. La nostra è una società che frammenta interiormente le persone creando solitudine e “malattia”. C’è una solitudine che può essere l’inizio di una riflessione su se stessi nel tentativo di capirsi, di armonizzare e fare unità dentro di noi, ma c’è anche una solitudine impregnata di “fantasmi” che restano lì e non trovano pace. Per questo è estremamente importante vivere all’interno della storia, vivere la propria vita non negli uffici, nei “castelli” o nelle fantasie mediatiche, dove si elaborano verità lontane dalla vita della gente. Ma vivere la “fatica” quotidiana dei rapporti interpersonali, cercando di aprire dialoghi e non di innalzare barriere. Entriamo in crisi quando ciò che facciamo non ha più senso, quando la nostra vita perde significato.
E proprio il significato che è alla base dell’iniziativa è stato per tutti noi come “la stella” per i Magi: annunziare Gesù Cristo.
Quest’anno abbiamo voluto proseguire il nostro cammino alla ricerca di Dio sulle orme dei Magi e di San Paolo, che ci indicano nella Sacra Scrittura e nell’adesione del cuore la via che ci conduce a Cristo, unico mediatore tra l’uomo e Dio.
Il percorso è stato strutturato in tre sezioni:
1. I Magi, primizia dei pagani, ci hanno condotto da un’iniziale ricerca di “un re da adorare”, alla fonte da cui attingere, la Sacra Scrittura, fino all’incontro con Gesù Cristo che cambia la vita: “...per un’altra strada fecero ritorno al proprio paese” (Mt 2,12).
2. San Paolo, persecutore dei cristiani, ci ha condotto sulla via della conversione, alla consapevolezza che solo alla “luce” dell’incontro con Gesù è possibile comprendere finalmente il vero significato delle Scritture e solo all’interno della Chiesa è possibile incontrare Cristo. “Vivere è Cristo” (Fil 1,21).
3. La Sacra Scrittura anche oggi ci indica la strada da percorrere per incontrare nella nostra storia Gesù. Solo vivendo la Comunità e all’interno della Chiesa è possibile incontrare Gesù Cristo e vivere da risorti, con gioia, gratitudine ed impegno.
I Magi e San Paolo ci invitano a “camminare” per incontrare Gesù Cristo nell’oggi della nostra storia, per incontrarlo nelle molteplici e spesso complesse relazioni della “comunità eucaristica”, per incontrarlo e conoscerlo nella Sacra Scrittura che continua, dopo più di duemila anni, a rivelarci la “Luce” che illumina il cammino della nostra vita. Camminare, camminare … dunque. Ma che fatica!
Parrocchia M. SS. Immacolata - Messercola
A Messercola festa per tutti
dall'Immacolata all'Epifania
di m.p.
Il periodo natalizio è stato ricco di appuntamenti importanti per la Parrocchia di Messercola e di Forchia. I vari gruppi capitanati da don Domenico Papa hanno organizzato un mese di festa in occasione di un momento liturgico fondamentale per i cristiani, il santo Natale, cui hanno partecipato tutti i parrocchiani con grande entusiasmo.
A dare l’avvio ai festeggiamenti il giorno 8 dicembre è stata la celebrazione eucaristica in onore della patrona della chiesa di Messercola, Maria SS. Immacolata, presieduta da S.E. Mons. Giovanni Rinaldi. I fedeli hanno partecipato alla santa messa con grande devozione per la Mamma celeste, in attesa di un altro evento classico di questa giornata: il rinnovo del tesseramento all’Azione Cattolica.
Adulti, ragazzi e bambini hanno potuto così assistere alla benedizione da parte del vescovo delle tessere AC, simbolo del loro impegno in parrocchia sulle orme di Cristo, che ha sancito anche l’inizio ufficiale del percorso del nuovo anno sociale.
La vigilia di Natale, invece, è stata interamente dedicata ai più piccoli, cui ha fatto visita Babbo Natale circondato dai suoi aiutanti: i ragazzi del gruppo parrocchiale, che hanno così distribuito in giro per il paese non solo regali e dolcetti, ma anche allegria e buon umore, rendendo speciale il Natale di tanti bambini.
A Santo Stefano, i ragazzi del gruppo Giovanissimi di AC hanno messo in scena uno spettacolo musicale incentrato su un interrogativo molto significativo: se Gesù nascesse ai giorni nostri, dove deciderebbe di farlo?
I partecipanti hanno gremito la chiesa per assistere ad un evento insolito ed innovativo, che ha invitato a riflettere con il gusto allegro e leggero che i giovani sanno infondere a tutto ciò che li riguarda. A curare la parte musicale è stato, invece, il coro della chiesa, che ha contribuito a rendere la piece particolare ed avvincente.
Sabato, 27 dicembre, a contorno delle varie iniziative parrocchiali, la Pro loco di Messercola e Forchia ha allestito il presepe vivente nella contrada Prospi. Non curanti del vento e del freddo, gli attori hanno riprodotto scene e mestieri di vita quotidiana della Betlemme di 2000 anni fa, creando un’atmosfera magica in una delle strade del paese.
Non poteva mancare all’appello il tradizionale festeggiamento in onore degli anziani, che si è svolto il 29 dicembre, grazie all’interessamento della Caritas parrocchiale, che è riuscita a coinvolgere non solo i gruppi parrocchiali ma anche tutta la comunità di Messercola e di Forchia.
Alla tombolata, ricca di doni frutto della generosità di molti, è seguita la cena con canti e balli. Grande divertimento per tutti, tanto che quella che doveva essere una festa per un gruppo di persone della terza età si è poi allargato anche ad amici e parenti, diventando, così, festa della famiglia, di cui gli anziani sono il fulcro.
A chiudere i festeggiamenti è stata l’Epifania e la festa dei presepi che si è svolta il 6 gennaio in piazza Immacolata a Messercola. Tutte le famiglie della Parrocchia hanno messo in mostra il proprio allestimento della nascita di Gesù Bambino, sfidando il freddo per la gioia di tutti gli amanti dei presepi. Tante le sorprese della serata, dalle immagini della festa degli anziani proiettate su un maxi schermo, agli zampognari che hanno suonato dinanzi alla capanna a grandezza naturale che ospitava la Sacra Famiglia, mentre i tre re magi hanno attraversato la piazza per arrivare a rendere omaggio al Salvatore nella sua umile dimora. A coronare la gioia dei più piccoli è stata la Befana, che dopo esser “volata” dal campanile della chiesa in piazza, ha distribuito dolci e zucchero filato a grandi e piccini. Alla fine don Domenico Papa, dopo aver benedetto i lavori esposti, ha voluto ringraziare, come al solito, tutti quanti hanno partecipato ai vari eventi e soprattutto quanti si sono prodigati alla loro organizzazione, ricordando che l’impegno del cristiano in parrocchia deve essere costante e che la chiesa è sempre aperta a tutti quanti vogliono mettere a disposizione della comunità parte del loro tempo.