Emergenza sociale ad Acerra

Inquinamento e disoccupazione

terreno comune di un rinnovato impegno per il riscatto della città

 

 6 Maggio 2010

 

È ormai emergenza sociale! Non c’è giorno che il palazzo vescovile di Acerra non sia meta di disoccupati, di indigenti, di persone che vivono un reale disagio economico e sociale. C’è chi chiede al centro della Caritas o direttamente al vescovo un concreto quanto immediato aiuto a risolvere impellenti emergenze quotidiane e c’è chi si appella all’autorità morale del vescovo per fare pressioni sulla politica e sulla pubblica amministrazione per operare mediazioni a salvaguardia del prezioso posto di lavoro o almeno di un momentaneo sussidio.

Nel giro degli ultimi anni, nel territorio acerrano e diocesano si è assistito alla progressiva chiusura di imprese industriali e di servizi che hanno fatto lievitare il già consistente numero di disoccupati. Certamente tale situazione è da imputare alla crisi economica che colpisce duro nelle realtà occupazionali più deboli (ad esempio, i lavoratori dei call-centers) e in quella fascia di popolazione precaria fatta soprattutto di immigrati. Ma la crisi economica si è aggiunta agli effetti di infauste scelte politiche che hanno impoverito Acerra del suo bene più prezioso: una fertilissima e vasta area agricola. Il mito della industrializzazione tardivamente coltivato e le emergenze della vicina metropoli hanno reso difficile e marginale l’agricoltura ed hanno stravolto l’identità sociale della città.

Il disagio economico si accompagna così ad una preoccupante deriva sociale.

La Chiesa locale da sempre si è fatta interprete delle necessità della popolazione che oggi hanno raggiunto un livello preoccupante. Ritiene doveroso pertanto sollecitare quanti hanno responsabilità (pubbliche autorità e imprenditoria privata) a intervenire per dare una aspettativa diversa alla città. A tal proposito sollecita a considerare lo stretto nesso tra emergenza ambientale ed emergenza economico-sociale perché nella connessione di tali criticità è possibile individuare una prospettiva migliore.

Nei giorni scorsi, a margine del convegno sugli ammonimenti che circa tale tematica vengono dalla enciclica Caritas in veritate, si è sottolineata la necessità di far seguire interventi di controllo e di sviluppo alle scelte di localizzazione nelle campagne di Acerra di impianti a forte impatto ambientale. La Diocesi di Acerra, infatti, chiede l’adozione di un’ottica di sviluppo della zona che realmente traduca in valori positivi le operazioni economiche ed industriali. Infatti se queste sono lasciate a se stesse non possono che produrre impoverimento culturale e sociale oltre che economico per la città di Acerra.

Nei giorni scorsi, in occasione della venuta della Commissione europea per l’ambiente, è stato denunciato dalla stampa il mancato avvio dell’opera di bonifica di tale territorio. Un primo segnale di concreto sostegno per Acerra potrebbe essere appunto l’avvio di tale bonifica che darebbe da parte delle istituzioni pubbliche un segnale di attenzione per quest’area. Ma sarebbe anche l’occasione per la creazione di posti di lavoro vero che ridarebbero dignità personale e sociale non solo a quanti da anni sono costretti a mascherate forme di assistenza ma all’intera comunità locale. A questa iniziativa la Diocesi di Acerra auspica che si affianchi da parte dei privati l’avvio di un’attività di ricerca che traduca in termini di sviluppo se non di eccellenza imprenditoriale l’attuale scelta economica per il territorio acerrano.

Diventerebbe difficile da capire se non in termini di colpevole omissione un mancato intervento a risanamento dell’attuale situazione della società acerrana perché si darebbe credito a tesi che sostengono l’assenza di una reale politica di sviluppo economico e sociale a vantaggio di una tendenza unicamente e disumanamente speculativa.

Mons. Giovanni Rinaldi

Vescovo di Acerra